Quando sarai piccola di Simone Cristicchi
«Chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli» afferma Gesù nel Vangelo di Matteo e il brano di Cristicchi è un inno all’amore filiale nella circostanza del ritorno ad una condizione infantile da parte di un genitore anziano, nel caso della madre a motivo di un’emorragia celebrale. La protagonista del testo, infatti, non è tanto la patologia, quanto la restituzione d’amore e la sintesi, secondo me, può racchiudersi in questa espressione che ha condiviso sul suo profilo Instagram il giorno della finale: «Non siamo nati dal niente, ma da una volontà di Amore.
Non siamo qui per caso, ma per imparare ad amare. Non andiamo verso il Nulla: ritorneremo all’Amore.»


Simone Cristicchi si è definito un «ricercatore spirituale», un «credente fuori catalogo» e un «cristiano inconsapevole» e il suo percorso interiore è segnato da importanti amicizie religiose, come le francescane del monastero di Campello sul Clitunno, i benedettini dell’eremo di Monte Giove e il sacerdote fondatore della Fraternità di Romena. Se nel 2005 aveva composto un brano fortemente anti-clericale dal titolo Prete, il suo cammino spirituale lo ha condotto a presentare al Festival di Sanremo 2019 la canzone Abbi cura di me, definendola lui stesso una una «preghiera d’amore universale».
Dal 2019 il cantautore romano è legato sentimentalmente alla collega Amara, anche lei protagonista di un cammino di conversione grazie all’incontro con una giovane suora che è stato fondamentale nella ripresa del suo rapporto con Dio. La cantautrice non solo è coautrice di Quando sarai piccola, ma ha anche duettato nella serata delle cover con una versione de La cura di Franco Battiato preceduta e conclusa con il canto in aramaico del Salmo 51. Inoltre, Cristicchi il giovedì del Festival ha offerto un concerto gratuito presso la concattedrale di Sanremo in presenza del vescovo Mons. Antonio Suetta.

L’albero delle noci di Brunori Sas

Il cantautore calabrese ha messo a tema l’amore paterno nei confronti della figlia Fiammetta, identificandola nel testo come la sua «stella polare» e donandole nel videoclip il ruolo del sole intorno al quale ruota la sua esistenza e quella di tutti i parenti, un’allegoria ispirata all’inizio de Le Armonie di Werckmeister del regista ungherese Béla Tarr. E se all’inizio della canzone l’autore dichiara di non poter sostenere l’amore a motivo delle dimensioni del proprio cuore, alla fine del testo ammette di poterne sostenere la felicità, perché sua figlia ha cambiato l’architettura e le proporzioni del suo cuore.
Significativa è la seconda strofa che è assai ricca di riferimenti biblici, in quanto si riferisce a Gesù Cristo quando afferma che «le persone buone portano in testa corone di spine», alla transustanziazione quando afferma che ha «imparato sin da bambino la differenza fra il sangue e il vino», alla redenzione mediante il sacrificio eucaristico e la morte in croce quando riconosce che «una vita si può spezzare per un pezzetto di carne o di pane» e al sogno del faraone interpretato da Giuseppe quando rivela di conoscere «il sogno del faraone, le vacche grasse e le vacche magre».

Tra le mani un cuore di Massimo Ranieri
La domanda che sorge spontanea sulla canzone portata da Ranieri è di chi sia e mi viene naturale rispondere che sia il Sacro Cuore di Gesù. Infatti è un cuore da amare «in ginocchio su un altare», che «ogni tua ferita lo farà sanguinare» e che il mondo «ha già fatto a pezzi eppure lì rimane». Ancora più esplicite è il riferimento all’Altissimo, quando si rivela che tenerlo in mano «è come sfidare Dio», alla sacrificio della Croce quando si parla di un «destino atroce» a cui è consegnato, il tradimento di Giuda a cui segue il Calvario sembra proprio essere il riferimento del passo «un bacio come un padre, poi il segno della croce» e la morte e resurrezione del Cristo sembrano riecheggiare nel «rosso di un addio». Infine il quesito ricade su chi sia l’io narrante che emerge alla fine della canzone, il quale proteggerà quel tu ed io credo che si tratti proprio del Signore che dona la pace.


L’elemento che mi sorprende positivamente è l’attualità magisteriale del tema, dal momento che l’ultima enciclica di Papa Francesco, Dilexit nos, tratta proprio del Sacro Cuore di Gesù, soffermandosi nella prima parte a spiegare cosa sia il cuore e sostenendo che «tutto è unificato nel cuore, che può essere la sede dell’amore con tutte le sue componenti spirituali, psichiche e anche fisiche».
Inoltre, il cantante napoletano non ha mai fatto mistero della sua fede cattolica, trasmessagli dalla famiglia fin da piccolo, ha affermato che per lui «la fede è tutto» e ha riconosciuto nella caduta del maggio 2022 durante un suo concerto un intervento provvidenziale in cui «il buon Dio» lo aveva tirato «per la giacca».
Nek, che ha riscoperto la fede grazie a Nuovi Orizzonti e che ha esordito a Sanremo 1993 con la stupenda canzone In te che parla di un nascituro amato dal padre e rifiutato dalla madre, è tra gli autori del testo di Tra le mani un cuore. Egli ha affermato che la sua fede «prima era molto, ma molto più tiepida, poi si è riscaldata e mi sono infervorato» e la sua produzione musicale ha spesso un’esplicita ispirazione cristiana, come l’inno alla carità di San Paolo in Se non ami o l’annunzio «dell’essere umano che è fatto da Dio come un’opera d’arte» nella canzone Unici.

