Guardando con passione e interesse Blackout sin dalla prima stagione la mia attenzione si è spesso rivolta ad un personaggio secondario ai filoni narrativi principali e contestualmente protagonista del cuore del messaggio della fiction, cioè la salvezza.

Il personaggio in questione è Silvia (interpretata da Veronica Urban), un’alpinista ospite dell’albergo presso cui si svolgono entrambe le stagioni, che esprime in forma esplicita la propria fede in Cristo in diverse occasioni durante gli episodi della fiction e cerca di infondere speranza agli altri sopravvissuti.
Il primo episodio della prima stagione è ambientato la vigilia di Natale ed è proprio Silvia a collocare il Bambinello nel presepe dell’albergo durante la Notte Santa; assai pregevole è la scelta di far coincidere temporalmente l’inizio della fiction con uno degli eventi centrali della storia della salvezza, cioè la Nascita del Redentore.
In assenza di un sacerdote nella valle isolata dal resto del mondo, Silvia presiede il funerale religioso di Giorgio (interpretato da Massimo Mesciulam) e sceglie di leggere il salmo 23 presso il cimitero del Vanoi, alla presenza degli altri ospiti dell’albergo che partecipano al rito.
Parimenti, Silvia manifesta la propria fede mediante l’esortazione alla speranza nei confronti dell’amico e compagno di spedizione Luca (interpretato da Eugenio Franceschini), il quale è addolorato per la distanza dalla figlia nata da poco.
Anche in occasione della morte di Angelo e Andrea (interpretati da Alessio Vassallo e Maurizio Fanin), è Silvia a proporre e presiedere la celebrazione delle esequie religiose, recitando una preghiera esordendo con l’espressione «Padre, gloria degli umili e premio dei giusti», propria della preghiera universale 1 per la liturgia funebre.
Pur con forti perplessità generate da uno sguardo oggettivo sulla realtà, accetta di mettersi in cammino insieme a Luca per attraversare le montagne e raggiungere i soccorsi, mossa dal desiderio di far riabbracciare la figlia neonata all’amico.
La traversata alpinistica si rivela una vera e propria Via Crucis, in cui Silvia è scortata dai galeotti armati che riecheggiano i soldati che hanno condotto Cristo al monte Golgota, e vede morire l’amico Luca, ucciso sotto i propri occhi.
Prima di morire, Silvia domanda acqua da bere, un riferimento abbastanza chiaro alle penultime parole di Cristo in croce «Ho sete». Parimenti, le ultime parole di Silvia, rivolte a Giovanni (interpretato da Alessandro Preziosi) che la ritrova esangue, rientrano nella storia di salvezza propria della fiction: «Vogliono ammazzarli tutti: devi salvarli!»
Nel finale è proprio Giovanni ad incarnare l’invito evangelico del «dare la vita per i propri amici», sacrificando la propria esistenza in favore degli altri sopravvissuti e venendo avvolto da un’intensa luce, manifesto riferimento alla resurrezione.
Pertanto l’impronta cristiana di Blackout non è relegata alla figura di Silvia, ma è propria di tutta la narrazione. La salvezza e l’amore sono i temi principali della fiction, in quanto, analizzando i diversi personaggi, emerge chiaramente come pressoché ciascuno di loro sia mosso dal medesimo desiderio: salvare la vita alle persone più care.
